Bif&st 2019, recensione di C’è tempo di Walter Veltroni

C’è tempo di Walter Veltroni è tra i film più interessanti presenti al Bif&st 2019, nella sezione Opere prime e seconde.

La pellicola racconta dell’incontro tra due fratelli che, fino alla morte del padre, non sapevano l’esistenza l’uno dell’altro. Il più grande, Stefano, è interpretato da Stefano Fresi, e nella vita fa il ricercatore di arcobaleni, ha una relazione in dirittura d’arrivo con la moglie e un carattere spesso infantile, con una tempra da sognatore; il più piccolo, invece, Giovanni, interpretato da Giovanni Fuoco, è un tredicenne molto posato e apparentemente più maturo della sua età, con qualche problema nelle relazioni sociali dovuto alle scarse attenzioni ricevute dai genitori. In seguito alla morte dei genitori di Giovanni, i due s’incontrano in quanto Stefano accetta il compito di fare da tutore al fratello minore, previo pagamento di centomila euro.

Il film segue l’evolversi del rapporto tra i due, non perdendo mai il tono della commedia leggera tipicamente italiana come viene sottolineato da un inserto dove, accanto a Marcello Mastroianni, il regista Ettore Scola parla dell’importanza di questo genere cinematografico che racconta cose profonde mediante il riso.

Il viaggio da Roma (città di Giovanni) a Viganella (paesino dove vive Stefano) è un modo per conoscersi e confrontarsi, e fare degli incontri che cambieranno in meglio la vita di entrambi.

Il regista ha avuto il supporto alla sceneggiatura della barese Doriana Leondeff, e ha saputo ben scegliere il cast: oltre ai già citati Stefano Fresi e Giovanni Fuoco, troviamo la cantante jazz Simona Molinari in un ruolo a lei congeniale, Sergio Pierattini che dà il suo contributo comico in una scena, e il grande Max Tortora che, in un divertente siparietto, impersona un carabiniere che sembra uscito da una barzelletta.

C’è tempo mostra tutto il gusto e la cultura cinefila di Walter Veltroni che non si limita nei rimandi a pellicole cardine della storia del cinema come I 400 colpi di Francois Truffaut e Novecento di Bernardo Bertolucci, ma inserisce anche quel tocco magico che solo la Settima Arte è in grado di veicolare.

Giovanni Boccuzzi

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